Lo stato delle università italiane

18 maggio 2008

In questi giorni abbiamo fatto un sogno: vorremo che finalmente il merito potesse prevalere nelle nostre società, come nelle Università; vorremo che i privilegi dei professori e delle baronie non si autoperpetuassero, ma lasciassero spazio ad un ricambio generazionale; vorremo che la produttività scientifica del nostro Paese non fosse più marginale, ma all’avanguardia nell’OCSE; vorremo che il sistema dei finanziamenti al mondo accademico fosse maggiormente legato a singoli progetti di ricerca e non solo finalizzato al finanziamento degli stipendi e della gestione delle Università; vorremo che ci fosse più immigrazione intellettuale, anziché emigrazione.

Vorremo che le nostre Università fossero completamente indipendenti dalla politica.

Non vorremo invece più leggere notizie come questa:

Italia, Università matusalemme. Docenti più anziani d’Europa.

Le ricette sono note. Ci auguriamo che il Governo Berlusconi, con il concorso del Partito Democratico, abbia la forza politica per mettere mano a questo sistema autoreferenziale e cooptativo.


L’Europa che ci piace

20 marzo 2008

pittella.pngCondividiamo in pieno le riflessioni dell’On. Gianni Pittella sull’Europa che ci piace, di cui ne riportiamo l’intero stralcio.

Adriana Cerretelli, giornalista molto stimata e arguta del sole 24 ore, dedica un suo articolo di prima pagina all’impatto delle nuove tecnologie sugli importi delle tasse sull’auto. La Cerretelli riferisce che in Olanda, e a seguire, nel Benelux e in Francia, si stanno sperimentando tecnologie satellitari che permetteranno di valutare l’effettivo utilizzo dell’auto e il suo impatto sull’ambiente, valutando in tal modo l’entità della tassazione a carico del proprietario. È una rivoluzione.
Il calcolo si farà non più sulla base della proprietà ma del reale uso del mezzo.
E ciò grazie alle tecnologie più sofisticate, e, tra qualche anno, al sistema satellitare Galileo di cui si è dotata l’Unione europea con un generoso impegno finanziario diretto. Questa è l’Europa che ci piace.
Quella che non rincorre gli altri, ma è antesignana del progresso nei settori chiave, come la ricerca, l’innovazione tecnologica e l’energia.
C’e’ da augurarsi e da battersi affinchè questa scelta vada avanti e che si comprenda una volta per tutte che le nuove gerarchie mondiali si moduleranno su queste sfide.
Nel tempo che viviamo ci sono tre grandi leve che possono determinare la crescita autonoma di una realtà, di uno Stato o di una Unione più vasta, come l’Europa: la finanza, la ricerca e l’energia.
Con i fondi sovrani, dotati di centinaia di miliardi di euro, con l’approvigionamento energetico e con la ricerca, si condensa un potere di condizionamento che nel passato era esercitato dalla forza militare.
L’Europa e l’Italia possono esserne vittima, se rimarranno al palo, se non investiranno in politiche comuni e se non si daranno regole per utilizzare gli enormi finanziamenti che, attraverso i fondi sovrani, arrivano dagli stati ricchi di petrolio.
Su questi temi andrebbe arricchito anche il confronto elettorale in Italia.
Tremonti non nasconde la sua idea a tal proposito: proteggersi, autoisolarsi, difendersi.
È una risposta perdente.
Il programma di Veltroni contiene invece idee interessanti che vale la pena approfondire e sviluppare perchè su questo terreno si gioca il nostro futuro.



La conferma che le nostre imprese fanno innovazione, nonostante le statistiche

14 marzo 2008

ricerca.jpgQualche giorno fa ci interrogavamo su questo blog se davvero l’Italia non facesse innovazione, o ne facesse così poca come immancabilmente ci dicono ogni anno i dati sulla ricerca e sviluppo, i quali – come noto – classificano ogni volta il nostro Paese tra le cenerentole dell’Unione Europea e dell’OCSE.

Non riuscivamo a spiegarci come avessimo potuto realizzare altrimenti una performance tale nelle esportazioni dei nostri prodotti nel 2007, oltrettutto anche in termini qualitativi e considerata la griglia dei mercati di riferimento (ad alto valore aggiunto), se non con il fatto che le nostre imprese fanno davvero prodotti di qualità e innovativi. Performance che è stata messa a segno, malgrado le condizioni sui tassi di cambio non fossero certo favorevoli, sfatando anche il “mito” che la nostra economia tira ed è abituata a tirare soltanto dopo un intervento svalutativo della moneta.

La risposta che ci davamo partiva dalla considerazione che il nostro Paese più di molti altri Stati occidentali basa la propria economia soprattutto sulla piccolissima e piccola impresa, la cui innovazione sfugge molto spesso alle statistiche sulla R&S, perché é poco formale (non si estrinseca in brevetti), ma è soprattutto sostanziale e di prodotto.

Fa piacere vedere che anche l’ultimo inserto di Nova del Sole24Ore, di cui qui potete trovare una sintesi, confermi le nostre sensazioni.


Ma l’innovazione nasce solo dalla ricerca?

19 febbraio 2008

ricerca.jpgNel dibattito politico economico di questi anni recenti è ricorrente il tema della competitività delle imprese e del suo stretto legame con l’innovazione e quindi implicitamente con il livello di attività di R&S di un Paese.
La domanda che ci poniamo oggi è questa:
Ma siamo proprio sicuri che l’innovazione nasca solo dalla ricerca? Che sia direttamente proporzionale ad essa?
Prendendo per buono che gli effetti di trasmissione funzionino efficacemente, che ci sia un fluido legame tra Poli universitari – Sistema delle imprese – Pubblica amministrazione, cosa purtroppo non vera nella realtà, proviamo a rispondere alla domanda iniziale prendendo a riferimento una recente indagine del Censis condotta sulle imprese artigiane.
Secondo i risultati di tale indagine la risposta sarebbe no. Varrebbe, al contrario, l’assioma per cui “non tutti gli investimenti in ricerca e sviluppo generano innovazione, così come al contempo l’innovazione non nasce solo dalla ricerca“.
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La ricerca in Italia

30 settembre 2007

ricerca.JPG

Tra i fattori di sviluppo territoriale ed imprenditoriale, la ricerca e l’innovazione rivestono un ruolo determinante, soprattutto nel contesto di trasformazione e riposizionamento che il sistema imprenditoriale italiano sta sperimentando da alcuni anni, anche in virtù del cambiamento dei parametri di competitività che i processi sempre più selettivi e competitivi di globalizzazione hanno imposto.

In virtù di un modello di sviluppo come quello italiano, basato, per lo più, su imprese di piccole e medie dimensioni e spesso sottocapitalizzate, occorre parlare di ricerca ed innovazione in un’ottica di sistema, ove le forme relazionali, formali ed informali, risultano un elemento strategico per la realizzazione di economie di scopo; in altri termini, l’aggregazione tra imprese finalizzata (anche) alla realizzazione di percorsi legati all’innovazione, spesso costituisce una formula in grado di conferire maggiori livelli di competitività al territorio e alle imprese.

Vediamo in breve quale è la situazione attuale del sistema della Ricerca nel nostro Paese.

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