Mutui, le responsabilità della BCE

1 giugno 2008

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ll costo del denaro è fermo al 4% da un anno. All’economia europea serve un taglio. In questo momento il mutuo a tasso fisso può essere troppo vincolante.

Il rischio è quello di usare la terapia sbagliata e aggravare la malattia. Il medico in questo caso si chiama Jean-Claude Trichet, presidente della Banca centrale europea. I suoi strumenti di cura sono i tassi d’interesse e la decisione di aumentarli, diminuirli o lasciarli invariati. Il paziente, che alcuni dicono in cattive condizioni, è l’economia europea. La principale preoccupazione di Trichet sembra essere l’inflazione: per questo motivo il “dottore” è così ricalcitrante all’idea di abbassare i tassi, come invece sta facendo da tempo la Fed, la banca centrale americana. Tagliare i tassi, infatti, ha il grande vantaggio di stimolare la crescita economica (perché per le le imprese diventa meno costoso indebitarsi e quindi fare nuovi investimenti), ma porta con se il rischio inflazionistico: più dinamismo dell’economia, cioè un aumento della domanda di beni e servizi, vuol dire sul lungo periodo un aumento dei prezzi.

Una cura inutile

Ma sempre più voci sostengono che non intervenire su questo fronte è sbagliato. Il danno potrebbe essere doppio: non si rilancia l’economia, che rischia di andare verso la stagnazione, e non si riesce nemmeno a tenere sotto controllo l’inflazione, il cui andamento non dipende solo dal costo del denaro ma anche dal prezzo delle materie prime, che negli ultimi tempi è in costante rialzo. Primo fra tutti quello del petrolio. Stagnazione + inflazione = stagflazione, cioè crisi economica e prezzi alti. Il peggiore degli scenari possibili.

Mutui, conviene sempre il tasso fisso?

Scenari di macroeconomia, è chiaro, ma con precisi effetti sulle nostre tasche. Tra gli altri, quello sui mutui: chi ne ha uno a tasso variabile risente subito delle decisioni della Bce, perché aumenti o diminuzioni dei tassi incidono direttamente sulla rata. E’ questa la ragione del successo che i mutui a tasso fisso hanno riscosso in questi ultimi anni caratterizzati da continui aumenti del tasso di riferimento. E sono tuttora in aumento le richieste di passaggio dal tasso variabile al fisso, con l’aiuto delle recenti regole sulla portabilità dei mutui. La stessa offerta delle banche ne risente: stanno sparendo anche i prodotti a tasso variabile con rata costante, sempre meno sponsorizzati o addirittura cancellati dagli istituti di credito.

Ma non è detto che in questa fase il tasso fisso sia la scelta migliore. Realisticamente il tasso di riferimento andrà a ridursi nel lungo periodo: lo richiede a gran voce l’economia europea che ha bisogno di una spinta energica. Il timore dell’inflazione cederà alla lunga a quello della recessione e la Bce probabilmente taglierà. E’ un po come giocare in Borsa: non si acquista quando le quotazioni sono alte. Così, stipulare un mutuo a tasso fisso con un costo del denaro elevato vuol dire essere vincolati a una rata che adesso può sembrare rassicurante ma tra breve potrà non essere più così conveniente. (A.D.M.)

Tratto da Alice.it-Salvadanaio Economia


L’ostinazione della Banca centrale europea

24 aprile 2008

Tutti i principali Istituti di ricerca internazionali escono ultimamente rivedendo al ribasso le loro previsioni di crescita dell’economia globale per il 2008, a pochi mesi dalle loro stime.

Il Fondo monetario internazionale ha ritoccato ad aprile le proprie previsioni sul 2008 fatte a gennaio, limandole addirittura di 5 decimi di punto: ad inizio anno, la stima di crescita dell’economia internazionale era fissata al +4,2%, ad aprile è scesa al +3,7% per l’anno in corso.

Guardando alla crescita delle economie avanzate, e alla misura con la quale nel giro di pochi mesi è stata tagliata la stima, ci sembra di poter dire che esiste davvero il rischio di ricadere in una profonda crisi economica. Al momento, l’FMI stima una crescita per gli Usa non superiore allo 0,5-0,6% per il biennio 2008-2009; crescita che tuttavia è ancora tutta da verificare e che, alla luce degli scenari che si stanno profilando, potrebbe subire ulteriori ritocchi all’ingiù nei prossimi mesi. Analogo discorso per l’Area Euro, dove l’Italia sarà il fanalino di coda con una crescita prevista dello 0,3% nei prossimi due anni.

Inoltre, è di qualche giorno fa la notizia che, sempre l’FMI prevede che l’emorragia è ancora in là da terminare, annunciando che le Istituzioni finanziarie internazionali potrebbero riportare ulteriori perdite per 43 miliardi di dollari, pari insomma ad una manovra finanziaria tra le più alte che il nostro Paese abbia mai fatto.

L’inflazione nell’area dell’euro dovrebbe attestarsi nel 2008 al +2,8%, in crescita di 7 decimi di punto sul 2007, ma tuttavia sempre inferiore a quella statunitense.

Qual è il comportamento delle 2 Banche centrali in un quadro del genere? Mentre la Federal Reserve continua nel progressivo abbassamento dei tassi di interesse, al fine di ridare fiato all’economia americana ed evitare di mettere in ginocchio ulteriormente i consumatori più poveri che hanno contratto mutui subprime, la Bce invece si ostina a dichiarare di avere il timore di un’ulteriore infiammata sui prezzi nel medio termine. Infiammata che naturalmente è quasi tutta importata!

Insomma, mentre l’una abbassa drasticamente i tassi pur in presenza di un rischio inflazione ancora più marcato di quello europeo, la Banca di Francoforte, invece, tiene costanti i tassi, poiché la sua bussola è solo l’inflazione, rischiando così di dare il colpo finale ad un’economia in evidente fase di stanca e, in modo particolare ai consumi, viste le sempre più evidenti difficoltà di molti consumatori che in questi anni hanno contratto un mutuo a tasso variabile a saldare la propria rata. Lo stesso Fondo monetario internazionale sembra caldeggiare una virata nella politica montetaria della BCE, sottolineando proprio in questi ultimi giorni come la Banca centrale europea abbia ora spazio per abbassare il livello dei tassi di interesse alla luce del deterioramento dell’outlook economico.

A fronte di ciò mi domando: ma se ne hanno potere come credo, non è davvero il momento che i Governi europei pensino ad una revisione della mission della BCE? Se fossi in Berlusconi, sarebbbe una delle prime azioni che cercherei di avanzare in ambito europeo, considerato – come noto – anche il gravante peso degli oneri passivi sul nostro debito pubblico.


La super casta degli intoccabili banchieri. Adusbef promuove la class action contro banche e notai per la portabilità dei mutui

12 marzo 2008

I signori banchieri, la super casta più forte della politica, della magistratura,dei partiti,delle religioni e di qualsiasi altro potere, rischiano i soldi degli altri o quelli artificialmente creati,tramite la finanza sofisticata di carta denominata future, collateral, option, siv, vanilla, senza neppure le previste autorizzazioni a battere moneta. La casta degli intoccabili banchieri, si arroga il potere di valutare i sistemi economici e la meritorietà del credito. Dalle arbitrarie decisioni di questa ristretta oligarchia, dipendono la vita o la morte delle imprese, l’occupazione o la disoccupazione, l’investimento nell’industria o nelle rendite finanziarie,le crisi economiche, le guerre, l’espansione dell’economia o la recessione. Di questi banchieri padroni dei destini del mondo che possono distruggere l’economia,scegliere chi deve vincere una guerra,manovrando flussi finanziari senza alcun controllo, con la creazione del denaro artificiale al di fuori del lavoro o della produzione,c’è da avere paura. Quando guadagnano, lo fanno per se stessi incamerando stock option e premi da risultati miliardari. Quando perdono perché crolla il castello di carta straccia fondato sulla sabbia, se ne vanno da soli (raramente vengono cacciati) con liquidazioni milionarie. Si nascondono per qualche tempo facendo vita da nababbi in qualche paradiso esotico per far decantare l’eco dei disastri, in attesa di riciclarsi di nuovo in qualche altro istituto bancario e/o finanziario,per ricominciare daccapo indisturbati a turlupinare le masse, indotte dai servili mezzi di informazione a credere alle virtù miracolistiche di facili arricchimenti, al di fuori del lavoro e dell’ingegno, dei sacrifici e del sudore derivanti dalla fatica degli uomini.


CLASS ACTION ONERI INDEBITI IN SURROGAZIONI:VAI AL MODULO DI ADESIONE


CLASS ACTION ANATOCISMO:VAI AL MODULO DI ADESIONE


CLASS ACTION RISPARMIO TRADITO: VAI AL MODULO DI ADESIONE


CLASS ACTION SIMMETRIA TRA TASSO ATTIVO E TASSO PASSIVO: VAI AL MODULO DI ADESIONE

Da Adusbef

 


Un effetto del pacchetto Bersani

10 gennaio 2008

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Ecco un semplice effetto della riforma delle liberalizzazioni Bersani a tutela dei consumatori utenti, ovverossia la soppressione della penale di estinzione anticipata sui mutui e la riduzione cospicua anche per quella contrattualmente prevista sui mutui in essere, nonché la soppressione dei costi notarili (circa 500 euro!) per la cancellazione dell’ipoteca.

Ne è una dimostrazione l’accordo sottostante tra ABI e ADOC sottoscritto nel maggio del 2007

Sintesi dell’accordo ABI-ADOC sulle penali per l’estinzione dei mutui preesistenti al 2 feb 2007
Raggiunto all’unanimità l’accordo tra l’Abi e le sedici associazioni dei consumatori sulle penali che vengono pagate in caso di estinzione anticipata del mutuo.
Che cosa prevede l’accordo e quali i vantaggi per le famiglie e per i professionisti:
– per i mutui stipulati prima del 2001
Sono i mutui che possono essere maggiormente interessati da una possibile estinzione anticipata, poiché i tassi d’interesse praticati sono ancora all’8 per cento. L’accordo prevede per tutti questi mutui siano essi a tasso fisso, a tasso variabile, a tasso misto che la nuova penalità massima non possa più superare lo 0,50 per cento. Inoltre nel caso in cui il mutuo sia prossimo alla scadenza per il terzultimo anno la penalità scende allo 0,20 e per gli ultimi due anni non è prevista alcuna penalità. È prevista inoltre una clausola di salvaguardia che prevede per quei casi che già oggi sono al di sotto dello 0,50 per cento una riduzione comunque dello 0,20 per cento nel caso di tasso fisso e zero nel caso di mutuo a tasso variabile.
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