Mutui, le responsabilità della BCE

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ll costo del denaro è fermo al 4% da un anno. All’economia europea serve un taglio. In questo momento il mutuo a tasso fisso può essere troppo vincolante.

Il rischio è quello di usare la terapia sbagliata e aggravare la malattia. Il medico in questo caso si chiama Jean-Claude Trichet, presidente della Banca centrale europea. I suoi strumenti di cura sono i tassi d’interesse e la decisione di aumentarli, diminuirli o lasciarli invariati. Il paziente, che alcuni dicono in cattive condizioni, è l’economia europea. La principale preoccupazione di Trichet sembra essere l’inflazione: per questo motivo il “dottore” è così ricalcitrante all’idea di abbassare i tassi, come invece sta facendo da tempo la Fed, la banca centrale americana. Tagliare i tassi, infatti, ha il grande vantaggio di stimolare la crescita economica (perché per le le imprese diventa meno costoso indebitarsi e quindi fare nuovi investimenti), ma porta con se il rischio inflazionistico: più dinamismo dell’economia, cioè un aumento della domanda di beni e servizi, vuol dire sul lungo periodo un aumento dei prezzi.

Una cura inutile

Ma sempre più voci sostengono che non intervenire su questo fronte è sbagliato. Il danno potrebbe essere doppio: non si rilancia l’economia, che rischia di andare verso la stagnazione, e non si riesce nemmeno a tenere sotto controllo l’inflazione, il cui andamento non dipende solo dal costo del denaro ma anche dal prezzo delle materie prime, che negli ultimi tempi è in costante rialzo. Primo fra tutti quello del petrolio. Stagnazione + inflazione = stagflazione, cioè crisi economica e prezzi alti. Il peggiore degli scenari possibili.

Mutui, conviene sempre il tasso fisso?

Scenari di macroeconomia, è chiaro, ma con precisi effetti sulle nostre tasche. Tra gli altri, quello sui mutui: chi ne ha uno a tasso variabile risente subito delle decisioni della Bce, perché aumenti o diminuzioni dei tassi incidono direttamente sulla rata. E’ questa la ragione del successo che i mutui a tasso fisso hanno riscosso in questi ultimi anni caratterizzati da continui aumenti del tasso di riferimento. E sono tuttora in aumento le richieste di passaggio dal tasso variabile al fisso, con l’aiuto delle recenti regole sulla portabilità dei mutui. La stessa offerta delle banche ne risente: stanno sparendo anche i prodotti a tasso variabile con rata costante, sempre meno sponsorizzati o addirittura cancellati dagli istituti di credito.

Ma non è detto che in questa fase il tasso fisso sia la scelta migliore. Realisticamente il tasso di riferimento andrà a ridursi nel lungo periodo: lo richiede a gran voce l’economia europea che ha bisogno di una spinta energica. Il timore dell’inflazione cederà alla lunga a quello della recessione e la Bce probabilmente taglierà. E’ un po come giocare in Borsa: non si acquista quando le quotazioni sono alte. Così, stipulare un mutuo a tasso fisso con un costo del denaro elevato vuol dire essere vincolati a una rata che adesso può sembrare rassicurante ma tra breve potrà non essere più così conveniente. (A.D.M.)

Tratto da Alice.it-Salvadanaio Economia

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