Il nostro futuro sta anche qui…

riducoCO2Recentemente è stato presentato a Roma uno studio dal titolo “Le fonti rinnovabili per l’energia elettrica in Europa”,da parte di Nomisma Energia per conto del Gestore dei Servizi Elettrici, volto a fare il punto della situazione circa la produzione nel nostro Paese di energia elettrica da fonti rinnovabili e sulla sua posizione nello scacchiere europeo.
Ebbene, secondo tale studio, la domanda energetica dell’Europa fra il 1997 e il 2005 è salita di 117 milioni di tonnellate di petrolio equivalenti (Mtep), crescita coperta per oltre 1/6 da fonti energetiche rinnovabili (FER). La dipendenza da importazioni energetiche dall’estero, in particolare di gas dalla Russia, è salita a oltre il 50%, mentre sta diventando più difficile il raggiungimento dell’obiettivo di Kyoto di riduzione delle emissioni dell’8% nel 2010 rispetto al 1990. In questo contesto, lo scorso marzo, il Consiglio europeo ha deciso di rafforzare la strategia per lo sfruttamento di queste fonti rinnovabili fissando, per la prima volta come vincolante, l’obiettivo del 20% nel 2020 del loro contributo sul totale dei consumi energetici. È un obiettivo ambizioso, in particolare se si tiene conto che oggi non si supera l’8%.

E’ la Germania il Paese leader in Europa nelle nuove FER. Basta percorrere le sue autostrade per accorgersene, nonostante dal punto di vista climatico non abbia certamente la stessa fortuna dell’Italia. Eppure, ciononostante, nessun altro Paese ha fatto altrettanto e la sua esperienza è stata ripetuta solo in parte da Danimarca e Spagna. Tant’è che il modello tedesco è diventato quello di riferimento in Europa, anche dal lato degli incentivi, dove può garantire, in maniera molto efficiente, diffuse e generose elargizioni, grazie anche al fatto che la sua produzione elettrica dipende per oltre il 75% da carbone e da nucleare, con costi complessivi di generazione relativamente contenuti.

Lo studio evidenzia inoltre che l’aspetto economico, legato agli alti costi delle fonti rinnovabili, non è oggi l’ostacolo principale. Gli incentivi, stimati nell’UE-25 in 10 miliardi di euro nel 2005, sono sempre abbondanti, con un’incidenza sui prezzi finali al consumo dell’ordine del 4%, valore che sembra facilmente sostenibile da parte dei consumatori finali. Va sottolineato che i prezzi dell’elettricità al consumo in Europa dal 2004 al 2006 hanno segnato un aumento di circa il 15%, sia per effetto dei maggiori costi dei combustibili, sia per un’accresciuta redditività delle società elettriche che ha raggiunto un massimo storico nel 2006.

In questo contesto, anche in Italia è forte l’interesse per il tema, in particolare verso lo sviluppo delle nuove modalità di generazione dell’energia, essendo un settore a forte crescita e innovazione che coniuga economia, ricerca e sostenibilità ambientale, dove per intenderci i paesi in via di sviluppo che oggi ci fanno più concorrenza sui settori “maturi” non sono per fortuna ancora giunti.

L’Italia è il quarto produttore di elettricità da fonti rinnovabili nell’UE-25, con 52 TWh nel 2006, anche se ancora lontano dagli obiettivi annunciati: attualmente la quota è circa il 15% del totale, lo stesso valore del 1997, contro un obiettivo del 22% al 2010. Il solito paradosso all’italiana è che il nostro mercato promuove e frena al tempo stesso. Ci sono oltre 5 milioni di euro di incentivi già erogati dal Gestore dei servizi elettrici per chi produce energia solare, tanti anche rispetto al resto d’Europa, ma al contempo vi sono intoppi normativi e differenziazioni regionali a limitare tali potenzialità, per cui – come sempre – c’è chi aiuta e c’è chi blocca.

E’ di questi giorni, comunque. la notizia che il nuovo business della corrente elettrica prodotta dal sole piace sempre più alle imprese. Il progetto di innovazione Industria 2015 istituito dal Ministero dello Sviluppo economico ha già raccolto al momento 1.067 proposte da parte dei nostri imprenditori, di cui 125 specifiche per la ricerca industriale nel segmento fotovoltaico e 497 raccolte nel solo periodo 27 giugno-27 luglio 2007 .

Tra i vari progetti presentati, ce n’è uno di una società telefonica che vuole alimentare con il sole le sue antenne, uno di un distretto delle piastrelle che intende convertire alcune imprese della ceramica alla realizzazione di celle voltaiche, uno di un’industria conciaria che è alla ricerca di integrazione con il solare, etc.

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One Response to Il nostro futuro sta anche qui…

  1. ppaaoollaa ha detto:

    LA LEGGE DI BOYLE MARYOTTE CONFUTATA DA SCHIETTI

    VIVA IL MOTORE DI SCHI,ETTI

    La legge di Boyle Maryotte vale solo se viene applicata un forza che mantiene immerso il gas. E’ una mancanza grave intenzionalmente voluta.

    La legge dice:
    P·V=K

    E che il valore della costante dipende
    -dalla temperatura,
    -dalla natura del gas e
    -alla massa del gas

    Ma quel gas se non viene tenuto immerso viene a galla, quindi il suo volume è proporzionale alla forza con cui viene tenuto immerso, con cui viene pigiato, quindi al peso che gli viene applicato e con il quale viene tenuto immerso

    Evidentemente il peso che gli viene applicato lo comprime e non vale più dire:

    A temperatura costante, il volume di un gas è inversamente proporzionale alla pressione cui è sottoposto

    Se si intende come pressione quella effettuata dal liquido in cui è immerso, perchè su quel gas viene esercitato un peso per tenerlo immerso che lo comprime

    Si può ragionevolemnte supporre che venga compresso dal peso che gli si applica per tenerlo immerso e non dalla pressione del liquido

    Quindi le esperimentazioni fin qui fatte non sono valide

    Se fosse il peso-pressione dell’acqua a comprimere quell’aria, i pesci ed i sub sentirebbe quel peso-pressione su di sè e non riuscirebbero a muoversi. E così le paratie del Motore di Sch,ietti

    Invece i pesci, i sub e le paratie si muovono senza problemi perchè non hanno peso su di sè

    Per portare a 30 metri di profondità un metro cubo di aria bisogna applicargli una forza di una tonnellata per 30 metri, dalla superficie, fino alla profondità desiderata e mantenercela

    Questa forza è notevole, e giustifica la compressione dell’aria

    Non è l’acqua a comprimere quell’aria, ma un intervento esterno che nel tentativo di tenere immersa quell’aria la pigia e quindi la comprime

    L’ACQUA ESERCITA A QUALSIASI PROFONDITA’ LA STESSA SPINTA, QUELLA DI ARCHIMEDE

    La spinta di Archimede non giustifica simili cambi di volume

    Invece l’energia necessaria per immergere e tenere immersa l’aria li giustifica benissimo

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