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18 giugno 2008

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Con l’occupazione femminile il Pil guadagna posizioni

5 giugno 2008

La crescita del lavoro femminile contribuisce ad alimentare la produttività nazionale. Analizzando le pari opportunità da un punto di vista economico, è possibile quantificare gli effetti di una maggiore partecipazione femminile sul Pil. Elevando il tasso di occupazione delle donne fino a raggiungere quello maschile (da 55,3% a 75,3% nel Centro Nord e da 31,1% a 62,2% al Sud) il Pil italiano potrebbe crescere complessivamente del 12,3 per cento.
Questo dato tiene conto della produttività media presente nelle diverse macroaree ed è aggiustato in base agli effetti generati dalla crescita dell’occupazione: un aumento dell’1% delle ore lavorate si traduce in un aumento del Pil pro capite dello 0,3% (Ocse 2007). Il calcolo tiene conto del fatto che le donne potrebbero entrare con un lavoro part-time e dell’eventuale espansione della manodopera a basso valore aggiunto. In pratica, le pari opportunità comporterebbero l’ingresso di due milioni 495mila occupate nel Centro Nord e due milioni 175mila al Sud. Inoltre, se solamente il tasso di occupazione femminile nel Mezzogiorno raggiungesse i valori riscontrati nel resto del Paese (dal 31,1% al 55,3%, cioè un milione e 691mila lavoratrici in più), il Pil nazionale crescerebbe del 4 per cento.

Queste stime verranno presentate nel corso del convegno “Uguaglianza e merito per la crescita economica e sociale”, organizzato da Manageritalia, che si terrà stamani a Milano. Oltre alle proiezioni sul Pil, verranno presentate altre considerazioni, per riuscire a quantificare l’impatto reale delle pari opportunità sull’economia del Paese: l’aumento delle donne lavoratrici farebbe “passare al mercato” attività prima non retribuite (come l’assistenza ad anziani e minori, i lavori domestici), generando ulteriore occupazione. Ogni 100 donne che entrano nel mercato del lavoro si possono creare fino a 15 posti aggiuntivi nel settore dei servizi, senza contare che la formalizzazione di queste attività potrebbe innescare un aumento della produttività, incidendo positivamente sul Pil.
Nel corso del convegno, inoltre, verranno presentati i risultati dell’ultima indagine condotta da Manageritalia dalla quale emerge che nel 60% delle aziende interpellate l’argomento delle pari opportunità non viene affrontato e, quando se ne parla, lo si fa parlando delle discriminazioni e delle differenze retributive, non in termini di opportunità da sfruttare. «Siamo sicuri che la valorizzazione del lavoro femminile – afferma Marisa Montegiove, vicepresidente di Manageritalia – possa essere il volano per la ripresa e lo sviluppo della nostra economia. Presenteremo una serie di proposte concrete e, in seguito, ci impegneremo a seguirne lo stadio di avanzamento».

Tratto da http://www.ilsole24ore.com


Mutui, le responsabilità della BCE

1 giugno 2008

Condividiamo pienamente…

ll costo del denaro è fermo al 4% da un anno. All’economia europea serve un taglio. In questo momento il mutuo a tasso fisso può essere troppo vincolante.

Il rischio è quello di usare la terapia sbagliata e aggravare la malattia. Il medico in questo caso si chiama Jean-Claude Trichet, presidente della Banca centrale europea. I suoi strumenti di cura sono i tassi d’interesse e la decisione di aumentarli, diminuirli o lasciarli invariati. Il paziente, che alcuni dicono in cattive condizioni, è l’economia europea. La principale preoccupazione di Trichet sembra essere l’inflazione: per questo motivo il “dottore” è così ricalcitrante all’idea di abbassare i tassi, come invece sta facendo da tempo la Fed, la banca centrale americana. Tagliare i tassi, infatti, ha il grande vantaggio di stimolare la crescita economica (perché per le le imprese diventa meno costoso indebitarsi e quindi fare nuovi investimenti), ma porta con se il rischio inflazionistico: più dinamismo dell’economia, cioè un aumento della domanda di beni e servizi, vuol dire sul lungo periodo un aumento dei prezzi.

Una cura inutile

Ma sempre più voci sostengono che non intervenire su questo fronte è sbagliato. Il danno potrebbe essere doppio: non si rilancia l’economia, che rischia di andare verso la stagnazione, e non si riesce nemmeno a tenere sotto controllo l’inflazione, il cui andamento non dipende solo dal costo del denaro ma anche dal prezzo delle materie prime, che negli ultimi tempi è in costante rialzo. Primo fra tutti quello del petrolio. Stagnazione + inflazione = stagflazione, cioè crisi economica e prezzi alti. Il peggiore degli scenari possibili.

Mutui, conviene sempre il tasso fisso?

Scenari di macroeconomia, è chiaro, ma con precisi effetti sulle nostre tasche. Tra gli altri, quello sui mutui: chi ne ha uno a tasso variabile risente subito delle decisioni della Bce, perché aumenti o diminuzioni dei tassi incidono direttamente sulla rata. E’ questa la ragione del successo che i mutui a tasso fisso hanno riscosso in questi ultimi anni caratterizzati da continui aumenti del tasso di riferimento. E sono tuttora in aumento le richieste di passaggio dal tasso variabile al fisso, con l’aiuto delle recenti regole sulla portabilità dei mutui. La stessa offerta delle banche ne risente: stanno sparendo anche i prodotti a tasso variabile con rata costante, sempre meno sponsorizzati o addirittura cancellati dagli istituti di credito.

Ma non è detto che in questa fase il tasso fisso sia la scelta migliore. Realisticamente il tasso di riferimento andrà a ridursi nel lungo periodo: lo richiede a gran voce l’economia europea che ha bisogno di una spinta energica. Il timore dell’inflazione cederà alla lunga a quello della recessione e la Bce probabilmente taglierà. E’ un po come giocare in Borsa: non si acquista quando le quotazioni sono alte. Così, stipulare un mutuo a tasso fisso con un costo del denaro elevato vuol dire essere vincolati a una rata che adesso può sembrare rassicurante ma tra breve potrà non essere più così conveniente. (A.D.M.)

Tratto da Alice.it-Salvadanaio Economia


Bancarellino: vince Pina Varriale

26 maggio 2008

(AGI) – Pontremoli (Massa), 24 mag. – E’ stato assegnato oggi a Pontremoli, il Premio Bancarellino 2008 a Ragazzi di camorra di Pina Varriale (Piemme). Il vincitore e’ stato scelto tra i cinque i libri per ragazzi che hanno vinto il Premio Selezione Bancarellino, tra i quali comparivano anche: il Ciondolo dei desideri di Alice Casadei (Alberti & C), Fairy Oak – il potere della luce di Elisabetta Gnone (De Agostini), La Settima strega di Paola Zannoner (Fanucci), La Chiave dell’alchimista di Cristina Brambilla (Mondadori). I libri finalisti sono stati valutati da una giuria formata da sette giovani studenti, di eta’ compresa tra gli 11 e i 13 anni, provenienti da altrettante provincie italiane. Dopo un pubblico dibattito, i giurati hanno decretato per “alzata di libro” il vincitore.
La scelta dei cinque finalisti e’ avvenuta nell’ambito dell’iniziativa “Progetto lettura”, che ha coinvolto gli studenti di oltre 150 istituti secondari di primo grado di tutta Italia, con una popolazione di lettori di oltre 10.000 alunni. A ciascuna scuola e’ stata inviata una serie di venti volumi selezionati, tra quelli per ragazzi editi nel 2007, dalla Fondazione Citta’ del Libro di Pontremoli che, in collaborazione con l’Unione Librai Pontremolesi e delle Bancarelle, organizza la manifestazione. (AGI)

SIAMO DAVVERO ENTUSIASTI… E’ L’ENNESIMO PREMIO ASSOLUTAMENTE MERITATO DI UN AUTRICE CAPACE, UMILE E SENSIBILE. COMPLIMENTI PINA!


No al nucleare

23 maggio 2008

Ecco 5 buoni motivi per cui diciamo NO al Nucleare. Non è una posizione ideologica che per altro non ci appartiene, ma si basa su un ragionamento, secondo noi, logico, supportato d’altro canto dalle nuove politiche di Germania e Francia che vanno verso un depotenziamento di questa risorsa, sviluppando parallelamente investimenti in fonti alternative rinnovabili, come eolico e biomasse. Dobbiamo ammetterlo, sulle politiche energetiche questi due Paesi in questi anni ci hanno dato seri punti.

  1. le Centrali creano scorie che vanno smaltite. Soltanto gli impianti di 4a generazione eviteranno questi problemi, ma per essi occorrerà purtroppo attendere ancora una ventina d’anni. Vogliamo forse creare un caso Campania, di portata ambientale ancora più grave? Onestamente siamo per robe meno complesse e roboanti, ma altrettanto efficaci.
  2. Il nucleare richiede ingentissimi capitali, che presuppongono anche un investimento dello Stato, come accade in Francia. Con le fonti rinnovabili gli investimenti sarebbero decisamente inferiori e potremo pensare di dare il tutto in gestione ai privati.
  3. Non è il futuro. E’ dimostrato come l’atomo sia ormai una risorsa sempre più limitata sulla terra, per cui non è al momento una prospettiva efficace e remunerativa nel lungo periodo.
  4. L’implementazione del nucleare non significa soltanto centrali, ma significa la gestione di un sistema più complesso. Saremo capaci di gestirlo? Sarà così immediato trovare siti disponibili, visto il principio diffuso del Nimby? Il rischio è di andare allo scontro con le comunità locali, che in un momento come quello attuale deve essere l’ultima intenzione. Respingono le discariche e i termovalorizzatori, figuriamoci se sono per le centrali nucleari, anche se avessero un impatto ambientale pari a 0.
  5. L’iniziativa va contro la volontà degli italiani, certificata da un referendum e da vari sondaggi recenti che pur nella loro scarsa affidabilità statistica danno comunque tutti un’indicazione significativa e unica di quella che è la volontà della maggioranza degli elettori. Questa volta le richieste di Confindustria non possono essere un pretesto.

Lo stato delle università italiane

18 maggio 2008

In questi giorni abbiamo fatto un sogno: vorremo che finalmente il merito potesse prevalere nelle nostre società, come nelle Università; vorremo che i privilegi dei professori e delle baronie non si autoperpetuassero, ma lasciassero spazio ad un ricambio generazionale; vorremo che la produttività scientifica del nostro Paese non fosse più marginale, ma all’avanguardia nell’OCSE; vorremo che il sistema dei finanziamenti al mondo accademico fosse maggiormente legato a singoli progetti di ricerca e non solo finalizzato al finanziamento degli stipendi e della gestione delle Università; vorremo che ci fosse più immigrazione intellettuale, anziché emigrazione.

Vorremo che le nostre Università fossero completamente indipendenti dalla politica.

Non vorremo invece più leggere notizie come questa:

Italia, Università matusalemme. Docenti più anziani d’Europa.

Le ricette sono note. Ci auguriamo che il Governo Berlusconi, con il concorso del Partito Democratico, abbia la forza politica per mettere mano a questo sistema autoreferenziale e cooptativo.


Quantum of Solace – 007

6 maggio 2008

Per cui volesse essere aggiornato sulle ultime notizie dal film in lavorazione “Quantum of Solace” James Bond 007, che al momento sta girando alcune scene alle cave di marmo di Carrara, può vedere qui:

http://quantumofsolace.wordpress.com/