Qualche giorno fa ci interrogavamo su questo blog se davvero l’Italia non facesse innovazione, o ne facesse così poca come immancabilmente ci dicono ogni anno i dati sulla ricerca e sviluppo, i quali – come noto – classificano ogni volta il nostro Paese tra le cenerentole dell’Unione Europea e dell’OCSE.
Non riuscivamo a spiegarci come avessimo potuto realizzare altrimenti una performance tale nelle esportazioni dei nostri prodotti nel 2007, oltrettutto anche in termini qualitativi e considerata la griglia dei mercati di riferimento (ad alto valore aggiunto), se non con il fatto che le nostre imprese fanno davvero prodotti di qualità e innovativi. Performance che è stata messa a segno, malgrado le condizioni sui tassi di cambio non fossero certo favorevoli, sfatando anche il “mito” che la nostra economia tira ed è abituata a tirare soltanto dopo un intervento svalutativo della moneta.
La risposta che ci davamo partiva dalla considerazione che il nostro Paese più di molti altri Stati occidentali basa la propria economia soprattutto sulla piccolissima e piccola impresa, la cui innovazione sfugge molto spesso alle statistiche sulla R&S, perché é poco formale (non si estrinseca in brevetti), ma è soprattutto sostanziale e di prodotto.
Fa piacere vedere che anche l’ultimo inserto di Nova del Sole24Ore, di cui qui potete trovare una sintesi, confermi le nostre sensazioni.
















