FIRENZE. Carenza di infrastrutture, eccessivo municipalismo, scarso protagonismo nel campo delle multiutility (acqua, energia, rifiuti): sono questi, per Enrico Letta, i tre talloni d’Achille che frenano lo sviluppo della Toscana. Letta rilancia anche la sfida delle liberalizzazioni.
A Beppe Grillo dice: «Benvenuto in politica, ora misuriamoci sulle proposte».
Non le sembra che sulle primarie incomba il pericolo di vedere un film in cui a recitare sono sempre gli stessi attori?
«Il problema è molto serio. Il pericolo che ad essere candidati alle primarie siano solo gli appartenenti ai due vecchi partiti è uno dei motivi che mi ha indotto a scendere in campo, per dare più occasioni di partecipazione. Sono contento che sia stata accolta la richiesta di abbassare a un euro la quota da versare per partecipare alle primarie, ma bisogna fare molto di più per poter far partecipare più gente possibile. Noto anche che c’è disorientamento per le polemiche delle ultime settimane. Per questo, ho proposto a Veltroni e alla Bindi di lanciare, una settimana prima del voto, un appello comune per dimostrare agli elettori che esprimiamo differenze, ma che siamo uniti e che dopo il 14 ottobre non daremo vita ad un partito da rissa continua».
Intanto Grillo continua a fustigare la politica.
«Non bisogna demonizzare delle richieste che vengono anche dal popolo del centrosinistra. Adesso che Beppe Grillo è sceso in campo per le amministrative però le cose cambiano: ci possiamo misurare sulle proposte e per questo gli dico “Benvenuto in politica”».
Lei ha promesso grandi sorprese in quest’ultimo mese di campagna. Ci offra un’anticipazione.
«Una delle proposte che intendo lanciare riguarda l’introduzione di nuove regole per i ministri di tutte le religioni in modo che chi esercita in maniera stabile un culto religioso abbia un titolo di studio italiano. Così, ad esempio attraverso gli imam, potremo garantire un sufficiente tasso di integrazione per importanti comunità religiose. Credo che anche la comunità islamica abbia interesse ad essere guardata con minor diffidenza».
Uno dei suoi temi forti, le liberalizzazioni sembra trovare ostacoli.
«Talvolta il percorso parlamentare può essere complesso, ma adesso ricominciamo, dopo che in un anno gli italiani hanno potuto apprezzare i cambiamenti introdotti dalle liberalizzazioni. Voglio fare un esempio, che riguarda la mia esperienza personale, con i pannolini che per molte giovani famiglie rappresenta una delle principali voci di spesa. Un pacco costa tra i 5 e i 7 euro e dura per non più di tre giorni: con le liberalizzazioni, le farmacie hanno diminuito i prezzi per fare concorrenza ai supermercati che, a loro volta, hanno dovuto ribassare. Può sembrare poco, ma se una famiglia risparmia anche solo 50 centesimi per 365 giorni l’anno l’effetto si sente».
La Toscana cresce poco. Qual è la sua ricetta per ridar smalto all’economia?
«Ci sono tre capitoli fondamentali: infrastrutture, municipalismo, servizi. Il cuore del problema Toscana riguarda le infrastrutture. Ci sono troppi buchi e il nodo di Firenze è totalmente intasato. Ma una parte dei problemi sono legati anche all’eccesso di campanilismo e alla difficoltà con cui cresce una cultura economica integrata. Penso all’Area vasta: quanto si potrebbe fare se davvero si mettessero insieme porti, aeroporti, insediamenti industriali!».
Costruire una strada è più facile che cambiare la mentalità delle persone…
«Io credo che si potrebbero incentivare, con strumenti fiscali regionali, delle integrazioni e dare delle opportunità per pilotare forme di integrazione forte. Uno specchio di queste difficoltà si riscontra nei pubblici servizi. Milano e Brescia, Bologna, Torino e Genova sono diventate dei poli che fanno di quelle regioni le protagoniste del settore. Se Milano e Brescia riusciranno ad attrarre Genova e Torino formeranno il terzo gruppo del settore dopo Eni e Enel. La Toscana dovrebbe essere più presente, invece vedo che si fa fatica».
Accorpando le società diminuiscono i consigli di amministrazione.
«Per il Pd toscano è uno dei temi forti. Si rinunci a qualche poltrona e si dia la possibilità alla nostra regione di giocare un ruolo da protagonista in un settore strategico».
Carlo Bartoli da Il Tirreno
















